Rischio di credito: come conoscere lo stato di salute dei tuoi clienti

Rischio di credito

“Credit risk o rischio di credito: eventualità che una delle parti di un contratto non onori gli obblighi di natura finanziaria assunti, causando una perdita per la controparte creditrice”. Era il 2001 quando l’economista Manuel Ammann scelse queste parole per definire uno degli aspetti più determinanti dei rapporti economico-finanziari e, più banalmente, di ogni operazione che preveda un prestito di denaro.

La conoscenza di questa variabile ha grande importanza nella gestione del business: grazie ad essa si possono infatti scongiurare rischi (tra tutti: una crisi di liquidità) che potrebbero rivelarsi particolarmente dannosi per l’impresa, si possono prendere decisioni strategiche e si possono compiere scelte determinanti per il destino aziendale.

Il concetto di “rischio di credito” non si esaurisce tuttavia nella definizione data da Ammann. Esso si configura sì, nel suo caso estremo, con la totale e consapevole insolvenza da parte del debitore. Ma in realtà può assumere più sfaccettature, nessuna delle quali del tutto priva di insidie per il creditore. Esiste infatti il caso che un debitore sia vittima di un deterioramento della situazione finanziaria del mercato. Messo in difficoltà, potrebbe non adempiere ai suoi obblighi non per volontà, ma per pura impossibilità. Questa ipotesi amplia il concetto di rischio di credito, il quale è quindi definibile, più in generale, come la possibilità che da una variazione inaspettata del merito creditizio di un debitore derivi una inattesa variazione del valore di credito.

 

L’importanza di conoscere il rischio di credito

L’affidabilità del cliente influenza in modo determinante la salute del business. Una clientela in costante ritardo con i pagamenti, insolvente o problematica, può comportare conseguenze importanti sullo stato di liquidità dell’impresa. Flussi in entrata e flussi in uscita, stretti fra debitori e fatture da pagare, possono risentirne sino a compromettere la capacità di far fronte a tutti i pagamenti bancari. La crisi di liquidità, in questo senso, rappresenta uno dei rischi più concreti per le piccole e medie imprese. Essa è infatti apertamente condizionata dal rischio di credito generato dal portafoglio clienti: motivo per cui, soprattutto nell’attuale contesto di cessione creditizia particolarmente severa, risulta essenziale conoscere, gestire e lavorare su tale rischio, allo scopo di prevenirne gli strascichi più dannosi.

Ma come? Una buona strategia imprenditoriale deve prevedere una serie di attività in questo ambito. Essenziale è ad esempio:

  • monitorare quotidianamente e costantemente il rischio del portafoglio, definendo le linee di una seria credit policy;
  • controllare i crediti scaduti e l’anzianità del credito;
  • verificare le modalità e le abitudini di pagamento dei creditori;
  • studiare la composizione del portafoglio clienti sulla base delle capacità di solvenza dei clienti;
  • monitorare i ritardi maturati;
  • definire costantemente gli obiettivi di incasso.

Tenere controllati tutti questi fattori, soprattutto in un’ottica previsionale, avrà un effetto positivo non solo sullo stato di salute dell’impresa, ma anche sulle possibilità di accedere a sua volta ai crediti bancari.

 

Come sapere se un cliente è “in salute”?

Date tutte queste best practice, come si fa a sapere se il dato cliente gode di buona salute finanziaria? Come accedere ai dati sul suo rischio di credito, prevenendo piuttosto che sanando eventuali danni? La procedura si chiama gestione del credito e altro non è che un processo finalizzato, grazie ad alcuni strumenti, a determinare i rischi in modalità predittiva.

Una soluzione può essere quella di sviluppare internamente, sulla base dei dati presenti in azienda, strumenti capaci di dare un giudizio sull’affidabilità del soggetto. Le pratiche “in house”, fondate su poche ed essenziali informazioni, possono infatti costituire un primo baluardo contro i rischi del credito.

Un’altra soluzione è quella di utilizzare tool specifici, di provenienza esterna, capaci di eseguire analisi approfondite sulla solvibilità dei clienti. Esistono consulenti in grado di offrire proprio questa tipologia di servizio alle imprese: information provider che possono mettere a punto sistemi di scoring, sulla base dei quali attribuire punteggi ai clienti in base al grado di rischiosità. Si tratta di servizi costantemente aggiornati, le cui valutazioni possono subire variazioni a seconda degli eventi, sulla base delle informazioni in arrivo in tempo reale.

Last but not least, una fra le soluzioni più innovative. Accedere alle informazioni sul rischio di credito è oggi possibile anche operando direttamente dal proprio sistema gestionale. La formula, originale e molto recente, consente infatti di ottenere direttamente, tramite dashboard, tutte le informazioni sullo stato di salute finanziario del cliente in questione. Per un direttore finanziario o per l’imprenditore la possibilità è preziosa, perché integrare queste informazioni nel contesto delle attività aziendali significa avere la possibilità di gestire il proprio business con maggior agilità. E soprattutto, con più consapevolezza davanti alle incognite di una clientela che potrebbe rivelarsi non del tutto affidabile. Vien da sé che, in un quadro di tal genere, Data Quality e Big Data assumono un ruolo fondamentale e non possono più rappresentare scelte opzionali nel contesto gestionale.